Tenere traccia, riflettere, progettare. Il diario di bordo nell’agire educativo
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Abstract
Già nelle società del passato i pensatori erano consapevoli del ruolo imprescindibile che le pratiche autobiografiche avevano nella vita dell’uomo. A voler essere precisi, è durante le epoche preistoriche che le tribù nomadi, per non dimenticare esperienze personali formative come l’incontro con animali pericolosi, hanno iniziato per prime a lasciare tracce grafiche dell’accaduto sulle pareti delle grotte. A oggi, è ormai dato per certo il fatto che la narrazione autobiografica – declinata nelle sue molteplici forme orali oppure scritte – debba essere considerata una preziosa opportunità di comprensione della realtà. A fronte degli esistenziali cambiamenti che contraddistinguono la società moderna e a fronte delle recenti riflessioni pedagogiche che mettono in evidenza l’importanza dell’educazione al pensiero critico e alla riflessività, è cresciuto sempre più l’interesse della comunità educante nei confronti del possibile utilizzo delle pratiche autobiografiche. Ad essere stato sperimentato negli ultimi anni è il diario di bordo, inteso come forma di documentazione scritta – dal valore riflessivo e trasformativo – che consente ai professionisti di cogliere la ricchezza della pratica educativa dei percorsi attuati. Il diario di bordo, in ambito professionale, è qui visto come necessario strumento autoformativo e autovalutativo.
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