Il carattere immanente del sacro: il teatro meta-fisico di Antonin Artaud.
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Abstract
L’articolo indaga la trasformazione del pensiero teatrale di Antonin Artaud alla luce della sua progressiva critica al logocentrismo occidentale e alla nozione di rappresentazione. Dalle esperienze del Théâtre Alfred Jarry alla scoperta del teatro balinese e infine al viaggio presso i Tarahumara, Artaud elabora un modello di “teatro meta-fisico”, inteso come spazio di pura immanenza in cui l’evento scenico diventa produttore di realtà. In opposizione al teatro di parola e alla subordinazione al testo, il teatro della crudeltà si configura come rito performativo in cui gesto, suono e corpo costituiscono un linguaggio autonomo e generativo. L’esperienza messicana radicalizza questa visione, rivelando nel sacro non una trascendenza ma una forza immanente inscritta nella materia, anticipando la nozione deleuziana di Corpo senza Organi e facendo del teatro un atto cosmogonico di rigenerazione del reale.
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