L'affido familiare: dalla ricerca ai bisogni formativi emergenti

Autori

  • Paola Ricchiardi Università degli Studi di Torino
  • Cristina Coggi Università degli studi di Torino

DOI:

https://doi.org/10.19241/lll.v16i36.533

Abstract

In diversi Paesi europei ed extraeuropei, nei casi di messa in protezione dei minori, l’affido familiare sta diventando la strategia di accoglienza privilegiata, specie per i bambini più piccoli. Gli studi mettono però in luce i problemi di un intervento educativo complesso, affidato totalmente a volontari, non sempre adeguatamente selezionati, formati e sostenuti in un percorso costellato da criticità. Presenteremo di seguito gli esiti di un’indagine, realizzata in Piemonte con tecnica mista[1], su 39 “famiglie comunità” e sui connessi dati di affido (riferiti a 408 minori accolti nell’arco di 25 anni).  Lo studio ha lo scopo di definire meglio le condizioni dell’affido, le caratteristiche dei minori affidati, le loro traiettorie di vita, i problemi educativi emergenti e le linee di soluzione. L’approfondimento con diversi metodi e strumenti dei casi (analisi documentaria, interviste ermeneutiche alle famiglie, verbali delle riunioni mensili di sostegno, raccolta di narrazioni di affidatari, affidati maggiorenni, famiglie d’origine) consente di individuare i bisogni formativi e gli interventi di supporto necessari.

 

[1] Rilevazioni dirette e dati di archivio.

Biografia autore

Cristina Coggi, Università degli studi di Torino

Professore ordinario di Pedagogia sperimentale

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Pubblicato

28-10-2020

Come citare

Ricchiardi, P., & Coggi, C. (2020). L’affido familiare: dalla ricerca ai bisogni formativi emergenti. Lifelong Lifewide Learning, 16(36), 149–167. https://doi.org/10.19241/lll.v16i36.533