Sulla cattiva strada. Quale orientamento per l’inclusione dei “ragazzi difficili”? Quale orientamento per l’inclusione dei “ragazzi difficili”?
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Abstract
I fenomeni del disagio, della devianza e della delinquenza minorile interpellano sempre più il sistema educativo in termini di prevenzione e di promozione, evidenziano la necessità di un ri-orientamento culturale e di una progettazione educativa coordinata e partecipata fra attori istituzionali e attori sociali. In tal senso, una delle più significative funzioni dei processi di orientamento in ambito formativo in generale, e scolastico in particolare, è quella di garantire che tutti i ragazzi e le ragazze abbiano pari opportunità di successo nella loro istruzione, indipendentemente dalle loro caratteristiche personali o dalle loro condizioni socio-economiche di nascita, in un’ottica di equità e di giustizia sociale. Nonostante ciò, la cronaca oggi è pervasa da notizie che evidenziano un crescente aumento di giovani e giovanissimi definiti “persi”, “alla deriva”, “senza bussola”, “disorientati”.
In questo contributo si intende proporre una riflessione sulla prospettiva teorica da cui guardare al problema, nella consapevolezza che le criticità emergenti possono essere affrontate, solo se si rintraccia il senso dell’agire educativo, un senso che deve essere presente a monte, come intenzione pedagogica, e a valle, come termine di confronto per la pratica che effettivamente si è messa in campo.
Partendo, dunque, da una lettura della recente normativa, in particolare del “Decreto Caivano”, si andranno ad evidenziare gli elementi più rilevanti rispetto all’idea di educazione e di orientamento in esso contenuti, ponendo poi l’attenzione sulla qualità della formazione dei docenti e sulle potenzialità di approcci in grado di generare quelle competenze indispensabili per fronteggiare le sfide educative attuali.
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